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	<title>Terre di Modena &#187; Tesori enogastronomici</title>
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		<title>Il prosciutto crudo di Modena</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Sep 2011 13:38:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gbaraldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tesori enogastronomici]]></category>
		<category><![CDATA[enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[prosciutto crudo di Modena]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_607" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.terredimodena.it/wp-content/uploads/2012/01/prosciuttocrudo.jpg"><img class="size-medium wp-image-607" title="prosciuttocrudo" src="http://www.terredimodena.it/wp-content/uploads/2012/01/prosciuttocrudo-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Il prosciutto crudo di Modena</p></div>
<p>Nelle terre di Modena, come in tutta la Pianura Padana, <strong>l’allevamento del maiale risale a tempi molto lontani</strong>; infatti è a partire <strong>dall’età del bronzo </strong>che l’amico quadrupede ha iniziato a dimorare in queste zone e a renderne felici i suoi abitanti. I primi documenti testimoniano che le popolazioni celtiche furono le prime a praticare la conservazione della carne sotto sale; gli <strong>Etruschi</strong> e gli stessi <strong>Romani</strong> amavano particolarmente i banchetti con le saporite carni del maiale. Non stupisce quindi che la tradizione sia proseguita nei secoli facendo diventare <strong>Modena</strong> e la sua provincia la capitale assoluta della lavorazione delle carni suine con una spiccata vocazione per <strong>l’arte salumiera</strong>; a Castelnuovo Rangone si può ammirare un inedito monumento al maiale  considerato simbolo anche del benessere economico di tutta la zona.</p>
<p>Il prosciutto crudo di Modena rappresenta uno dei prodotti enogastronomici più pregiati della provincia modenese. E’ ottenuto dalla lavorazione e stagionatura delle cosce posteriori fresche di suini di razza bianca pregiata, selezionati e controllati fin dalla nascita.</p>
<p>La zona di produzione del Prosciutto di Modena corrisponde alla fascia collinare ed alle valli che si sviluppano attorno al bacino oro-idrografico del fiume Panaro e che partendo dalla fascia pedemontana non supera i 900 metri di altitudine, comprendendo anche i territori delle province di Bologna e Reggio Emilia.</p>
<p>Dal<strong> 1990 </strong>il prosciutto di Modena ha ottenuto il riconoscimento della <strong>Denominazione di Origine Protetta</strong>; un risultato importante per la tutela da frodi ed imitazioni, garantito da un attento disciplinare che lo segue in tutte le fasi della lavorazione.</p>
<p>Il suino deve essere nato, allevato e macellato in determinate regioni italiane secondo regolamenti ben precisi che ne stabiliscono anche alimentazione e metodologie di macellazione. Il maiale ritenuto idoneo deve essere all’incirca di 160 kg di peso vivo.  Normalmente le cosce fresche hanno un peso di circa kg. 11 – 12, per raggiungere un peso del prosciutto a fine stagionatura pari a 8 – 9 kg. La lavorazione del prosciutto di Modena inizia con la rifilatura della coscia fresca, con l’eliminazione del grasso in eccesso e di parte delle cotenne. Il prosciutto assume così la sua forma caratteristica a pera, pronto per iniziare la fase della salatura, ovvero cosparso di comune sale ( cloruro sodio ). Una buona salatura conferirà un equilibrato sapore sapido ma non salato. Normalmente la salatura viene ripetuta 2 volte prima di dare al prosciutto il meritato riposo in apposite stanze a temperatura ed umidità controllata per circa 60 giorni, il tempo necessario per l’assorbimento omogeneo del sale.</p>
<p>Conclusa questa fase il nostro giovane prosciutto viene lavato, asciugato e riposto in ambienti particolari per la stagionatura conclusiva che dura almeno 12 – 14 mesi. Durante questa fase avviene anche la “ sugnatura “ o stuccatura ovvero la copertura delle parti scoperte del prosciutto con la sugna, un preparato a base di strutto, sale, pepe e derivati di cereali che ha lo scopo di proteggerlo dagli agenti esterni. Solo a conclusione di questa ultima fase avverrà la marchiatura a fuoco, sulla cotenna, con il sigillo del Consorzio di Tutela e con un numero corrispondente alla azienda produttrice, il tutto per garantire la rintracciabilità del prodotto stesso in nome di una elevata qualità.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L&#8217;aceto balsamico tradizionale di Modena</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 06:36:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gbaraldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tesori enogastronomici]]></category>
		<category><![CDATA[aceto balsamico tradizionale]]></category>
		<category><![CDATA[enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[lambrusco]]></category>

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		<description><![CDATA[“ Il vero Aceto balsamico tradizionale è prodotto nell’area degli antichi domini estensi. E’ ottenuto da mosto d’uva cotto, maturato per lenta acetificazione derivata da naturale fermentazione e da progressiva concentrazione mediante invecchiamento in serie di vaselli di legni diversi, senza alcuna addizione di sostanze aromatiche. Di colore bruno scuro carico e lucente, manifesta la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_55" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.terredimodena.it/wp-content/uploads/2009/12/acetaia.jpg"><img class="size-medium wp-image-55" title="acetaia" src="http://www.terredimodena.it/wp-content/uploads/2009/12/acetaia-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">acetaia modenese</p></div>
<p style="text-align: center;">“ Il vero Aceto balsamico tradizionale è prodotto nell’area degli antichi domini estensi.<br />
E’ ottenuto da mosto d’uva cotto, maturato per lenta acetificazione derivata da naturale fermentazione e da progressiva concentrazione mediante invecchiamento in serie di vaselli di legni diversi, senza alcuna addizione di sostanze aromatiche.<br />
Di colore bruno scuro carico e lucente, manifesta la propria densitò in una corretta, scorrevole sciropposità.<br />
Ha profumo caratteristico e complesso, penetrante, di evidente, ma gradevole ed armonica acidità.<br />
Di tradizionale ed inimitabile sapore, dolce e agro ben equilibrato, si offre generosamente pieno, sapido con sfumature vellutate in accordo con i caratteri olfattivi che gli sono propri. “</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per definire esattamente cos’è <strong>l’aceto balsamico tradizionale di Modena</strong>, ho pensato di prendere integralmente la definizione redatta dai Maestri Assaggiatori della <strong>Consorteria</strong> <strong>di Spilamberto.</strong></p>
<p>L’Aceto balsamico tradizionale rappresenta sicuramente la punta di diamante del ricco patrimonio enogastronomico modenese.</p>
<p>Le sue origini si perdono nella notte dei tempi ma proprio come allora il procedimento produttivo è rimasto inalterato e ancora non del tutto chiaro.<br />
Per un buon aceto balsamico tradizionale è necessario partire dal <strong>mosto di uve locali</strong> come il <strong>Trebbiano</strong> e il <strong>Lambrusco</strong>.<br />
Da qui la successiva cottura del mosto stesso che avviene a fuoco diretto, all’aria aperta e ad una temperatura di circa 90 – 95 gradi.<br />
A seguire il prodotto ottenuto viene introdotto in una botte di legno di grande capacità ;  è l’inizio del  lungo viaggio nelle varie botti che lo porterà a diventare  il prezioso nettare.<br />
<strong>Una batteria di botti</strong> per aceto balsamico tradizionale si compone da un minimo di 5 vaselli fino ad un massimo di 10-12 barili di legni e dimensioni variabili. Di anno in anno il travaso da botte a botte di parte del contenuto porterà ad una crescita qualitativà del prodotto conferendogli le caratteristiche tipiche dell’aceto balsamico tradizionale.<br />
Nelle <strong>botti più grandi</strong> avviene la <strong>fermentazione del mosto</strong>, in quelle centrali la <strong>maturazione </strong>del prodotto e nelle <strong>botti più piccole</strong> avviene il vero e proprio<strong> invecchiamento</strong> dell’aceto balsamico tradizionale.<br />
Collocata nel sottotetto della casa, l’acetaia subisce gli sbalzi climatici della campagna modenese; fermentando nel periodo estivo e decantando nei periodi invernali.<br />
Infine solo con <strong>la cura</strong> e <strong>la passione</strong> del proprietario, l’acetaia  produrrà risultati eccellenti, rendendo  questo prodotto unico, inimitabile ed invidiato in tutto il mondo.</p>
<p><strong>L’aceto balsamico tradizionale di Modena è un prodotto a denominazione protetta</strong> ( D.O.P.) riconosciuto dalla Comunità Europea il 17/04/2000.</p>
<p>L’Ente di Certificazione e la Commissione di Assaggiatori esperti certificano i due livelli qualitativi disponibili:</p>
<p>• <strong>Affinato, di invecchiamento minimo di 12 anni<br />
• Extravecchio, invecchiamento minimo di 25 anni</strong></p>
<p>Come stabilito nel Disciplinare non può essere dichiarato sulla confezione qualsiasi riferimento alla annata di produzione, o alla presunta età del prodotto; è consentita solo la citazione “Extravecchio”, per il prodotto che abbia avuto un invecchiamento non inferiore ai 25 anni).</p>
<p>L’aceto balsamico tradizionale di Modena si presenta unicamente nella sua originale bottiglietta a forma sferica con base rettangolare in vetro massiccio da 100 ml creata appositamente da Giugiaro.<br />
La bottiglia è sigillata da contrassegno numerato.</p>
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