Sandrone e la famiglia Pavironica
Così come avviene parlando di San Geminano anche per Sandrone e la famiglia Pavironica, protagonisti del carnevale modenese, il legame con il territorio, meglio ancora con la popolazione locale è molto forte. Sia chiaro che è un legame differente da quello del santo patrono, ma è altrettanto importante, quasi a sottolineare, tra sacro e profano, un senso di appartenenza che il modenese vive con particolare intensità.
La famiglia Pavironica è la tipica famiglia rurale di pianura composta da Sandrone il capofamiglia, arguto contadino, pratico e bonario; sua moglie Pulonia, regina delle faccende domestiche, dal carattere mite e sottomesso, ed infine il figlio Sgorghiguelo, eterno ragazzo, furbo e confusionario, con l’esuberanza di una gioventù senza limiti. Ci sono varie ipotesi sulla origine di Sandrone, anche se quella più accreditata porta la firma dello scrittore Giulio Cesare Croce, autore di numerose commedie tra cui “ Bertoldo e Bertoldino “. Il recente ritrovamento di una sua inedita opera, datata 1584, dal titolo “ Sandrone astuto “ vede tra i protagonisti proprio Sandrone certamente un rozzo contadino ma anche schietto e astuto come pochi. A partire dal 1870 Sandrone e famiglia, in carne ed ossa, arrivano a Modena provenienti dal fantomatico Bosco di Sotto, incominciando ad animare le giornate del carnevale modenese. Proprio per questo è nata la “ Società del Sandrone “ , un glorioso ente che organizza da allora il carnevale locale all’insegna del “ divertimento e beneficienza “ come recita il proprio motto. Sandrone e Sgorghiguelo vestono alla maniera dei popolani del 1700 con pantaloni di velluto al ginocchio, giacca sempre di velluto marrone, calze a righe trasversali bianche e rosse e robusti scarponi da contadino. Completano il quadro parrucche e berretti in perfetto stile. Per la Pulonia l’abbigliamento è quello tipico della massaia, in modenese “ rezdora “ con vestito lungo disegnato con fiori vivaci, un bel grembiule bianco, in testa una candida cuffia bianca. Di Sandrone e famiglia vengono ricordati i loro discorsi, o meglio gli sproloqui pubblici che regalano ogni anno il giovedi grasso dal balcone del Palazzo comunale di Modena di fronte alla popolazione divertita. Sono dialoghi rigorosamente in dialetto modenese sugli avvenimenti locali che vengono così commentati con schiettezza, genuinità, arguzia e salaci battute, caratteristiche tipiche della civiltà contadina. Forse è proprio per questo che la gente di Modena mostra affetto ed entusiasmo per Sandrone, loquace rappresentante di questa terra e nella quale molto probabilmente si riconosce.





