La Rocca di Vignola

 

La Rocca di Vignola

La Rocca di Vignola

Da sempre simbolo della città di Vignola, la Rocca è uno degli esempi meglio conservati di fortificazioni medievali nella provincia modenese ed emiliana in genere.

La stessa storia di Vignola procede di pari passo con l’evoluzione della Rocca situata sulle rive del fiume Panaro.
Pur non conoscendo con precisione il suo anno di fondazione, le sue origini sembrano iniziare a ben prima dell’anno Mille grazie alla potente Abbazia di Nonantola che amministrava questi terreni e che costruì un primo insediamento militare a protezione dei propri interessi.
Nel 945 Vignola fu assediata dal re Ugo di Provenza che però non riuscì a conquistare la Rocca, che già da allora si distinse per la solidità della sua struttura. Negli anni successivi presso la Rocca di Vignola  soggiornarono re Lotario e la contessa Matilde di Canossa, entrambi personaggi di riferimento del periodo medievale, a testimonianza del grande valore politico-militare raggiunto nel tempo dal castello.
Nel corso dei secoli Vignola fu sempre al centro di conflitti data la sua invidiata posizione geografica tra la valle del Panaro e la via Claudia, strada che comunicava Bologna con la Toscana.
Fino ai primi anni del Quattrocento la Rocca svolse solo funzioni militari a salvaguardia dei territori di Vignola poi, grazie al nobile ferrarese Uguccione Contrari, diventò una sontuosa dimora riccamente affrescata della stessa famiglia Contrari.
Nel 1577 la Rocca passò alla famiglia dei Boncompagni che però la lascio gestire ad un amministratore esterno portandola ad un lento declino.
Dall’Ottocento è diventata sede del Municipio e della locale Cassa di Risparmio che l’ ha acquistata definitivamente nel 1965.

Dopo lunghi restauri ora la Rocca di Vignola è pienamente recuperata sia a livello architettonico che pittorico. In diverse sale del piano terra e in alcuni locali del primo piano è possibile ammirare alcuni affreschi databili al XV secolo, commissionati dalle varie famiglie nobili che qui hanno dimorato.
La visita all’interno della Rocca prosegue con i panoramici camminamenti
di ronda che percorrono l’intero perimetro della fortezza, da dove si può ammirare il delizioso centro di Vignola, le antiche torri, gli alloggi  degli armigeri usati in passato anche come prigioni e le cantine sotterranee.
Nella Cappella della Rocca si può ammirare il prezioso ciclo di affreschi tardogotici, che rappresentano le storie di Cristo, attribuiti al Maestro di Vignola ancora sconosciuto pittore emiliano dell’inizio del Quattrocento.

Da diversi anni la Rocca di Vignola è aperta ai visitatori ma è anche sede di eventi culturali prestigiosi quasi a sottolineare la vivacità di una Vignola sempre affascinante ed intrigante.

Monumento al tortellino

cartolina del monumento al tortellino

cartolina del monumento al tortellino

Situata ai confini delle province di Modena e Bologna, sulla antica strada romana via Emilia, Castelfranco Emilia è considerata la culla del celebre tortellino tradizionale.

Proprio a Castelfranco, la leggenda racconta che un bel giorno, in una locanda del paese, giunse una splendida dama, di passaggio in queste terre. Il curioso proprietario, incantato da tanta bellezza, spiò la giovane donna dal buco della serratura e rimase profondamente colpito… dalla sensualità del suo ombelico.
Quando arrivò il momento di preparare la cena, l’abile oste creò, con pasta sfoglia e ripieno di carne, una nuova prelibatezza, ispirandosi proprio a quel nobile e sacrilego ombelico; nacque così il tortellino.

Ogni anno nella seconda settimana di settembre a Castelfranco Emilia si svolge la festa del patrono San Nicola abbinata alla Sagra del Tortellino.
Durante queste giornate, accanto alle manifestazioni religiose, nelle piazze del paese, in grandi pentoloni contenenti rigoroso brodo di manzo e cappone, cuociono enormi quantità di tortellini fatti con amore dalle donne del paese e serviti ancora fumanti ai visitatori contenti. A conclusione della festa  la rievocazione storica che ricorda l’episodio che diede origine al tortellino con l’elezione di un oste e di una dama che idealmente diventano i custodi di questa tradizione culinaria fino all’anno successivo.

Dal 2006, nella centrale piazza Aldo Moro è stato eretto un monumento al tortellino tradizionale realizzato dallo scultore Giovanni Ferrari. Si tratta della rappresentazione scenica della famosa leggenda celebrata anche dal poeta Alessandro Tassoni e da Giuseppe Ceri.

L’aceto balsamico tradizionale di Modena

acetaia modenese

acetaia modenese

“ Il vero Aceto balsamico tradizionale è prodotto nell’area degli antichi domini estensi.
E’ ottenuto da mosto d’uva cotto, maturato per lenta acetificazione derivata da naturale fermentazione e da progressiva concentrazione mediante invecchiamento in serie di vaselli di legni diversi, senza alcuna addizione di sostanze aromatiche.
Di colore bruno scuro carico e lucente, manifesta la propria densitò in una corretta, scorrevole sciropposità.
Ha profumo caratteristico e complesso, penetrante, di evidente, ma gradevole ed armonica acidità.
Di tradizionale ed inimitabile sapore, dolce e agro ben equilibrato, si offre generosamente pieno, sapido con sfumature vellutate in accordo con i caratteri olfattivi che gli sono propri. “

                                            

Per definire esattamente cos’è l’aceto balsamico tradizionale di Modena, ho pensato a citare integralmente la definizione redatta dai Maestri Assaggiatori della Consorteria dell’aceto balsamico tradizionale.

L’Aceto balsamico tradizionale rappresenta sicuramente la punta di diamante del ricco patrimonio enogastronomico modenese.

Le sue origini si perdono nella notte dei tempi ma proprio come allora il procedimento produttivo è rimasto inalterato e ancora non del tutto chiaro.
Per un buon aceto balsamico tradizionale è necessario partire dal mosto di uve locali come il Trebbiano e il Lambrusco.
Da qui la successiva cottura del mosto stesso che avviene a fuoco diretto, all’aria aperta e ad una temperatura di circa 90 – 95 gradi.
A seguire il prodotto ottenuto viene introdotto in una botte di legno di grande capacità ;  è l’inizio del  lungo viaggio nelle varie botti che lo porterà a diventare  il prezioso nettare.
Una batteria di botti per aceto balsamico tradizionale si compone da un minimo di 5 vaselli fino ad un massimo di 10-12 barili di legni e dimensioni variabili. Di anno in anno il travaso da botte a botte di parte del contenuto porterà ad una crescita qualitativà del prodotto conferendogli le caratteristiche tipiche dell’aceto balsamico tradizionale.
Nelle botti più grandi  avviene la fermentazione del mosto, in quelle centrali la maturazione del prodotto e nelle botti più piccole avviene il vero e proprio invecchiamento dell’aceto balsamico tradizionale.
Collocata nel sottotetto della casa, l’acetaia subisce gli sbalzi climatici della campagna modenese; fermentando nel periodo estivo e decantando nei periodi invernali.
Infine solo con la cura e la passione del proprietario, l’acetaia  produrrà risultati eccellenti, rendendo  questo prodotto unico, inimitabile ed invidiato in tutto il mondo.

L’aceto balsamico tradizionale di Modena è un prodotto a denominazione protetta ( D.O.P.) riconosciuto dalla Comunità Europea il 17/04/2000.

L’Ente di Certificazione e la Commissione di Assaggiatori esperti certificano i due livelli qualitativi disponibili:

• Affinato, di invecchiamento minimo di 12 anni
• Extravecchio, invecchiamento minimo di 25 anni

Come stabilito nel Disciplinare non può essere dichiarato sulla confezione qualsiasi riferimento alla annata di produzione, o alla presunta età del prodotto; è consentita solo la citazione “Extravecchio”, per il prodotto che abbia avuto un invecchiamento non inferiore ai 25 anni).

L’aceto balsamico tradizionale di Modena si presenta unicamente nella sua originale bottiglietta a forma sferica con base rettangolare in vetro massiccio da 100 ml creata appositamente da Giugiaro.
La bottiglia è sigillata da contrassegno numerato.

La Ghirlandina

La Torre Ghirlandina di Modena

La Torre Ghirlandina di Modena

Da qualsiasi direzione si provenga, al visitatore in procinto di arrivare a Modena, al proprio orizzonte appare ben visibile la Torre Ghirlandina; inconfondibile per la sua sagoma e simbolo indiscusso della città di Modena.

Costruita assieme alla Cattedrale e ad essa collegata con due archi, la Torre Civica conosciuta come Ghirlandina è alta 88 metri.
Nonostante sia stata edificata in due momenti storici, la Torre mantiene una certa armonia nella sua forma. La prima parte è innalzata su cinque piani a pianta quadrata, tipica del romanico, grazie all’opera dell’architetto Lanfranco e allo scultore Wiligelmo ovvero i costruttori dell’attiguo Duomo, la seconda parte, in stile gotico con l’introduzione della caratteristica punta ottagonale, da Arrigo da Campione tra il 1261 e il 1319.
Fino al secolo XVI era chiamata  “ Torre di San Geminiano “ poi diventata Ghirlandina, probabilmente grazie al doppio giro di ringhiere, sulla sua punta, che la incoronano quasi come ghirlande.

Da sempre orgoglio degli abitanti di Modena, la torre inizialmente fungeva da campanile al Duomo, poi torre di difesa e torre comunale adibita a conservare  denari e documenti della città. Per anni la Ghirlandina è stata la dimora della nota “ Secchia rapita “ ovvero un secchio di legno simbolo della antica guerra nel Trecento tra bolognesi e modenesi.

La leggenda lega la Ghirlandina ad un miracolo di San Geminiano, patrono della città, che intervenne salvando un bambino caduto dalla torre, afferrandolo per i capelli e adagiandolo a terra incolume.
Purtroppo non fu così nel 1938, per l’editore modenese Angelo Fortunato Formiggini che si gettò dalla torre in segno di protesta contro le assurde leggi razziali dell’epoca di Mussolini.

Dal 1997 la Ghirlandina, con il Duomo e Piazza Grande, è stata inserita dall’Unesco nell’elenco dei luoghi Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

Da alcuni anni la Ghirlandina è in fase di restauro e per questo motivo non è aperta al pubblico.